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Il Blog della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) è dedicato sia ai Soci della Società che ai cittadini tutti, indipendentemente dal grado di competenza nelle materie tecnico-scientifiche. In questo blog si ritroveranno informazioni aggiornate, indipendenti e certificate relative a stili di vita, alimentazione, ambiente, ed impatto sulla salute della popolazione delle sostanze a cui è esposta.

Tutti i contenuti pubblicati sono frutto della collaborazione dei membri del gruppo Comunicazione della SITOX con Esperti selezionati in base alla tematica da affrontare.

4 maggio 2022 - Sicurezza degli alimenti, Sostanze chimiche
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Aspartame: tossicità del dolcificante tra bufale e scienza

L’aspartame è un edulcorante artificiale a basso tenore calorico, con un potere dolcificante di circa 200 volte superiore rispetto a quello del saccarosio (il comune zucchero da tavola). Grazie a queste caratteristiche è utilizzato in molti prodotti alimentari, soprattutto in quelli dietetici e sugar-free. Come avviene per gli altri additivi, anche per l’aspartame esiste una dose giornaliera accettabile (DGA) che è la stima della quantità di un additivo alimentare, espressa in relazione al peso corporeo, che può essere ingerita quotidianamente nel corso dell’esistenza senza rischi apprezzabili per la salute. Per l’aspartame la DGA di 40mg/kg di peso corporeo/die è ritenuta sicura per la popolazione generale e l’esposizione dei consumatori è ben al di sotto di questa DGA.

 

Aspartame: dalla sua scoperta alla disinformazione

Scoperto per caso nel 1965 dal chimico James M. Schlatter durante la valutazione di un farmaco anti-ulcera, fu approvato nel 1981 dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano che controlla la sicurezza di farmaci e alimenti. Da allora è diventato uno dei dolcificanti artificiali più conosciuti al mondo e sicuramente uno dei più studiati.

Infatti, da quasi quarant’anni questo edulcorante e i suoi derivati sono argomento di approfondite ricerche che comprendono studi sperimentali sugli animali, ricerche cliniche, studi tossicologici sulle quantità assunte, studi epidemiologici e attività di sorveglianza successiva all’immissione in commercio. Da molti anni e in molti Paesi l’aspartame, a seguito di accurate valutazioni e ricerche, è giudicato sicuro per il consumo umano. Perché allora questo dolcificante è ritenuto da molti consumatori un pericoloso additivo?

Già all’inizio della sua travagliata approvazione ha suscitato qualche sospetto. Infatti, due dipendenti della FDA, che avevano lavorato proprio su questo caso, vennero accusati di avere conflitti di interesse con l’azienda produttrice in quanto, dopo l’approvazione all’immissione in commercio, furono assunti dall’azienda stessa. Ma la vera fonte del mito della nocività dell’aspartame e della sua terribile fama è dovuta essenzialmente alla disinformazione. Nel 1998 è comparsa una lettera firmata da una certa Nancy Markle che additava l’aspartame come responsabile di gravi patologie quali tumori, lupus, sclerosi multipla, tossicità da metanolo (suo metabolita) e problemi in gravidanza, generando una vera e propria catena di Sant’Antonio diffusa tramite e-mail.  

 

Cosa accade all’aspartame una volta ingerito?

L’aspartame viene metabolizzato dal nostro organismo dando luogo ad acido aspartico, un amminoacido non essenziale, e a fenilalanina, contenuta nella maggior parte delle proteine animali e vegetali, il cui metabolismo potrebbe rappresentare un problema per le persone affette da fenilchetonuria1 o alcaptonuria2 a cui per altro DGA di 40 mg/kg non è applicabile in quanto devono comunque seguire rigorosamente una dieta a basso contenuto di fenilalanina.

Il metabolismo dell’aspartame produce anche metanolo, alcol presente naturalmente in frutta e verdura e nel sangue umano, il quale, a sua volta viene trasformato in formaldeide e successivamente in acido formico i cui sali, i formiati, a dosi altissime sono stati riconosciuti essere neurotossici nelle sperimentazioni animali.

 

L’aspartame è sicuro? Il parere scientifico dell’EFSA

L’aspartame non è solo uno degli additivi più usati nell’industria alimentare, è anche uno dei più studiati. Studi approfonditi sulla sostanza sono stati effettuati da diversi organi consultivi e di regolamentazione a livello nazionale e internazionale: la conclusione unanime è che esistono prove sufficienti per confermare che il consumo di aspartame da parte dell’uomo è sicuro.

La stessa Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) negli anni ha emanato più volte pareri scientifici sulla sicurezza dell’aspartame. L’ultima valutazione è stata pubblicata nel 2013, nel quadro del  Regolamento UE 257/2010 che prevede un programma di valutazione ex novo degli additivi alimentari autorizzati nell’UE prima del 2009. Nel parere si conclude che l’aspartame e i suoi prodotti di degradazione, ai correnti livelli di esposizione, sono sicuri per il consumo umano.

L’attuale dose giornaliera accettabile (DGA) di 40 mg/kg di peso corporeo/die è ritenuta protettiva per la popolazione generale e l’esposizione dei consumatori all’aspartame è ben al di sotto di questo livello. Per raggiungere tale dose, un adulto di 60 kg dovrebbe bere 12 lattine da 330 ml di una qualsiasi bevanda dietetica, che contenga aspartame ai massimi livelli di uso consentiti, ogni giorno per tutta la vita, oppure 36 lattine, di identico volume, con contenuto abituale. Quindi per raggiungere la DGA si dovrebbero bere più di 11 litri di liquidi al giorno, cosa che produrrebbe danni alla salute ben più gravi dell’intossicazione da aspartame contenuto in essi. Da sottolineare che anche con questi consumi si sarebbe comunque nel range della DGA, una dose ritenuta sicura.

 

https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/aspartame

 

1 La fenilchetonuria (PKU) è una malattia metabolica ereditaria autosomica recessiva che causa alti livelli di fenilalanina e bassi livelli di tirosina nel sangue. Livelli elevati di fenilalanina nel sangue sono tossici per il cervello e possono, se non trattati, influenzare lo sviluppo del cervello e causare ritardo mentale, disturbi dell'umore e problemi comportamentali. La maggior parte delle cure mediche contro la PKU mira a mantenere il contenuto di fenilalanina nel sangue a livelli accettabili limitando il consumo di alimenti ricchi di proteine.

 

2 L’alcaptonuria è una rara malattia genetica che coinvolge il metabolismo della fenilalanina e della tirosina. Ha una trasmissione autosomica recessiva ed è caratterizzata da un difetto nella funzione dell'enzima omogentisato 1,2-diossigenasi, cui consegue l'accumulo nel sangue e nelle urine dell'ossido dell'acido omogentisico. Questo metabolita della tirosina può causare un danno articolare, che può condurre all’osteoartrosi, cardiaco, specialmente di tipo valvolare, e renale, con la formazione di calcoli.

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