I brindisi di Capodanno sotto la lente della tossicologia
Di Melania Maria Serafini
Il consumo di alcol, che durante le festività natalizie tende ad aumentare, è un comportamento socialmente accettato e ampiamente diffuso, soprattutto in contesti conviviali. Dal punto di vista scientifico, tuttavia, l’etanolo è una sostanza tossica a tutti gli effetti. I suoi effetti sull’organismo dipendono dalla dose, dalla frequenza di esposizione e, soprattutto, da come il corpo è in grado di metabolizzarlo.
Una volta ingerito, l’etanolo viene rapidamente assorbito e metabolizzato principalmente nel fegato. Il primo passaggio è la conversione in acetaldeide, una molecola altamente reattiva e biologicamente dannosa. L’acetaldeide è responsabile di molti effetti tossici dell’alcol: induce stress ossidativo, danneggia proteine e DNA ed è classificata come cancerogena. L’organismo dispone di enzimi, in particolare l’aldeide deidrogenasi (ALDH), che trasformano l’acetaldeide in acetato, meno tossico. Tuttavia, l’efficienza di questo sistema di detossificazione varia tra individui.
Un esempio ben documentato riguarda una parte della popolazione dell’Asia orientale, in cui è frequente un polimorfismo del gene ALDH2, cioè una variazione naturale del DNA che riduce l’attività dell’enzima aldeide deidrogenasi. In questi individui l’acetaldeide si accumula rapidamente anche dopo l’assunzione di piccole quantità di alcol. I sintomi tipici, come arrossamento del volto, nausea, cefalea e tachicardia, non sono una reazione di scarsa tolleranza, ma segni di tossicità acuta. In questo contesto, dosi considerate moderate per la popolazione generale possono diventare biologicamente rilevanti.
Questo introduce un concetto centrale in tossicologia: la dose soglia. Per molte sostanze esiste una quantità al di sotto della quale gli effetti avversi sono improbabili. Tuttavia, fattori genetici, metabolici e fisiologici di ogni singolo individuo possono giocare un ruolo nel modificare questa soglia, rendendola più bassa o più alta a seconda del caso. Nel caso dell’etanolo, non esiste una dose sicura universalmente riconosciuta: anche consumi molto bassi, come un singolo drink al giorno, sono associati a un piccolo ma misurabile aumento del rischio per alcune patologie.
L’etanolo rappresenta quindi un esempio chiaro di come una sostanza di uso comune possa avere un profilo tossicologico complesso. La sua pericolosità non dipende solo da quanto se ne assume, ma da chi lo assume e in quale condizione biologica. Comprendere questi aspetti è essenziale per una valutazione del rischio più realistica e per superare l’idea che ciò che è socialmente accettato sia automaticamente sicuro.