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Il Blog della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) è dedicato sia ai Soci della Società che ai cittadini tutti, indipendentemente dal grado di competenza nelle materie tecnico-scientifiche. In questo blog si ritroveranno informazioni aggiornate, indipendenti e certificate relative a stili di vita, alimentazione, ambiente, ed impatto sulla salute della popolazione delle sostanze a cui è esposta.

Tutti i contenuti pubblicati sono frutto della collaborazione dei membri del gruppo Comunicazione della SITOX con Esperti selezionati in base alla tematica da affrontare.

4 maggio 2021 - Farmaci, Fake news
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II Farmaci: omeopatia ed efficacia del trattamento, una visione scientifica.

Negli ultimi decenni si è assistito ad una rapida crescita dell’interesse dei consumatori per le terapie non convenzionali, dove l'omeopatia è sicuramente fra quelle che nel mondo occidentale hanno riscosso il maggior successo. Fondata nel XIX secolo dal medico tedesco Samuel Hahnemann si basa sul principio della similitudine: il simile cura il simile, da cui la denominazione “omeopatia” (dal greco hòmoios, “simile” e pàthos, “sofferenza”). In base a questo assunto, per curare un sintomo bisognerebbe assumere una sostanza che ne provochi uno affine, naturalmente alle appropriate diluzioni e dinamizzazioni, processi fondamentali nella preparazione dei prodotti omeopatici.

 

Medicinali omeopatici: il simile cura il simile

 

I medicinali omeopatici sono prodotti ottenuti a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla Farmacopea Europea o, in assenza di tale descrizione, dalle Farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati Membri della Comunità Europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze (Decreto Legislativo n.219/2006).

Essi sono preparati sotto forma di globuli sublinguali, gocce, creme, tinture madri o pillole e il loro utilizzo avviene, come già anticipato, per mezzo della “legge della similitudine”. Hahnemann sperimentò su sé stesso questo principio a cominciare dall’estratto di corteccia di china che veniva usata per curare la malaria. Siccome assumendolo ebbe gli stessi sintomi della malaria, si convinse della validità dell’ormai noto principio: similia similibus curantur.

In realtà, l’estratto di corteccia di china è utile nella cura della malaria (tutt’oggi viene usato assieme ad altri farmaci), ma non perché induce gli stessi sintomi piuttosto perché contiene il chinino, un alcaloide che attacca il plasmodio della malaria. Ma per Hahnemann e per gli omeopati (antichi e moderni) le malattie si curano attraverso la somministrazione di sostanze che provocano nell’organismo sano sintomi simili a quelli della malattia.

 

Medicinali omeopatici: diluizione e dinamizzazione

 

Al fine di eliminare gli effetti tossici di queste sostanze (mercurio, arsenico, estratti di belladonna, edera velenosa ecc.) e mantenere solo gli effetti curativi, Hahnemann formulò la teoria (valida tutt’oggi per gli omeopati) della diluzione.

Secondo questo concetto più si diluisce il principio attivo, maggiore è la sua potenza. Infatti, nel linguaggio omeopatico le diluizioni sono dette “Potenze”. In genere si parla di diluizioni centesimali, dette hahnemanniane e sono indicate con CH.

La diluizione 1CH contiene una goccia di principio attivo in novantanove gocce d’acqua. Una goccia di questa soluzione diluita ulteriormente in altre 99 gocce di acqua produce una diluzione 2CH ottenendo così una soluzione composta da 99,99% d’acqua e 0,01% di sostanza attiva.

Normalmente si arriva a diluizioni di 30CH e oltre. Per alcune sostanze, come il mercurio, si utilizzano soluzioni di 100 CH o addirittura di 200 CH.  

Applicando però gli insegnamenti di Avogadro, chimica alla mano, a partire da 12CH non ci sarà più nemmeno una molecola del ceppo omeopatico di partenza, ma per gli omeopati, anche se una sostanza non esiste più a livello chimico, l’acqua (o in generale il solvente) nella quale è diluita “ricorda”, per una sorta di “memoria” le caratteristiche di quella sostanza.

Per attivare questa memoria è indispensabile agitare le soluzioni dopo ogni diluizione attraverso il processo della succussione (dal latino succussio -onis, “scuotere, agitare”).

 

Medicinali omeopatici e la “memoria dell’acqua”

 

Nel 1988 fu pubblicato (con riservo) sulla rivista scientifica Nature un articolo dell’immunologo francese Jacques Benveniste che apparentemente dimostrava che grazie alle “dinamizzazioni” (agitazioni) le diluizioni estreme di un antisiero conservavano la “memoria” di esso e producevano lo stesso effetto che l’antisiero ha in concentrazioni normali.

In realtà, quando l’esperimento di Benveniste fu ripetuto in presenza di una commissione si rivelò privo di validità scientifica e naturalmente la sua teoria fu smentita.

Negli anni seguenti non sono mancati i tentativi di dimostrare l’esistenza della “memoria dell’acqua”, ma tutti hanno dato lo stesso esito, ovvero che la memoria dell’acqua non esiste, così come non esiste alcuna prova scientifica che consenta di affermare che l’effetto prodotto da una qualsiasi sostanza biologicamente attiva aumenti con le diluizioni.

Solitamente, le diluizioni sono talmente elevate da non avere più traccia del contenuto di partenza del ceppo omeopatico. In tali casi, il medicinale finito risulta, dal punto di vista chimico-fisico, unicamente costituito da eccipienti. Tuttavia, in alcune diluzioni meno “estreme” possono essere rilevabili quantità infinitesimali del principio attivo, ma ancora una volta è importante tenere presente che la dose è l’elemento determinante la risposta biologica.

 

https://homeopathy-soh.org/homeopathy

https://www.aifa.gov.it/medicinali-omeopatici

https://www.nature.com/articles/334287a0.pdf

https://www.nature.com/articles/333816a0.pdf

 

 

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