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Il Blog della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) è dedicato sia ai Soci della Società che ai cittadini tutti, indipendentemente dal grado di competenza nelle materie tecnico-scientifiche. In questo blog si ritroveranno informazioni aggiornate, indipendenti e certificate relative a stili di vita, alimentazione, ambiente, ed impatto sulla salute della popolazione delle sostanze a cui è esposta.

Tutti i contenuti pubblicati sono frutto della collaborazione dei membri del gruppo Comunicazione della SITOX con Esperti selezionati in base alla tematica da affrontare.

21 giugno 2021 - Sicurezza degli alimenti, Ambiente e salute, Sostanze chimiche
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II Fitosanitari, utilizzi e sicurezza: valutazione tossicologica

La preoccupazione in relazione alla potenziale tossicità dei fitosanitari risiede nel fatto che anche organismi non bersaglio, quali insetti utili, animali domestici e l’uomo stesso, possono essere esposti a questi composti. Grazie allo sviluppo di nuove tecniche e tecnologie, investimenti in ricerca, disciplinari di produzione, e una revisione fin troppo severa dei composti usati in passato, la popolazione in generale è esposta a dosi sicure di fitosanitari, ad eccezione di episodiche intossicazioni acute in seguito ad ingestioni accidentali o intenzionali o all’esposizione occupazionale.

 

Fitosanitari: valutazione dell’esposizione e del rischio ambientale

Allo scopo di proteggere sia la salute umana e animale, sia l’ambiente, tutti i fitosanitari sono disciplinati da un quadro legislativo europeo rigoroso che stabilisce norme severe sull’autorizzazione, sull’immissione sul mercato e sulle restrizioni sanitarie riguardanti il loro impiego. I prodotti fitosanitari non possono essere commercializzati o utilizzati se non prima autorizzati, con rigide istruzioni per ciascuna coltivazione, dall’Unione Europea e dalle autorità sanitarie dei singoli paesi.

Il processo di autorizzazione richiede un’ampia serie di studi relativi alla sicurezza della salute dell’uomo (valutazione dell’esposizione sia nell’intera popolazione sia negli individui esposti professionalmente) e studi sulla valutazione del rischio ambientale in termini di immissione, distribuzione, esposizione ed assunzione, effetti sugli organismi e risposta dell’ecosistema.

La valutazione del rischio, per determinare se l’impiego di un fitosanitario è sicuro, consiste in tre tappe fondamentali:

  • individuare la potenza intrinseca del fitofarmaco (pericolo) e stabilire un livello di sicurezza;
  • determinare il livello di esposizione al fitofarmaco in seguito all’assunzione con la dieta, in quanto in assenza di esposizione non vi è alcun rischio;
  • confrontare le conoscenze accumulate dall’identificazione e caratterizzazione del pericolo con quelle sull’entità dell’esposizione umana per verificare che il rischio sia accettabile sulla base di tutte le evidenze scientifiche esistenti.

Durante la fase dell’identificazione (basata su una vastissima batteria di studi tossicologici) e della caratterizzazione del pericolo si ottengono dati non solo sul tipo di effetto avverso che un fitosanitario può causare e sulla dose di manifestazione, ma è possibile stabilire anche il livello di esposizione in corrispondenza del quale non si verifica alcun effetto avverso (NOAEL1No Observed Adverse Effect Level).

Sulla base di quest’ultimo dato, applicando un fattore di sicurezza (generalmente 100 per i fitosanitari), è possibile calcolare dei livelli accettabili da un punto di vista tossicologico in seguito ad assunzione acuta e cronica, ossia fissare la Dose Acuta di Riferimento2 (ARfD) e la Dose Giornaliera Ammissibile3 (DGA).

La DGA e la ARfD derivano dunque da una NOAEL (ottenuta dagli studi sperimentali condotti in animali da laboratorio) che è stata ulteriormente divisa per un fattore di almeno 100. Quindi la DGA non deve assolutamente essere considerata una soglia di tossicità, ma una soglia di sicurezza.

Una volta fissati i livelli di esposizione accettabili per l’uomo, per determinare l’esposizione della popolazione bisogna tener conto naturalmente della quantità e del tipo di alimenti assunti con la dieta e della quantità dei residui di fitofarmaci presenti negli alimenti.

La presenza potenziale di quest’ultimi nei prodotti alimentari viene valutata prima dell’autorizzazione attraverso diverse prove sperimentali che vengono condotte in campo, in serra e in magazzino secondo linee guida riconosciute a livello internazionale. I dati raccolti consentono di calcolare anche i Limiti Massimi di Residuo (LMR), ossia la quantità massima di un fitofarmaco legalmente consentita in un alimento. I limiti imposti dalla legge, come vedremo nel prossimo post, sono di solito estremamente cautelativi da un punto di vista sanitario, difatti il superamento dei LMR non è da correlare immediatamente ad un aumentato rischio tossicologico.

 

https://www.efsa.europa.eu/it

 

1 NOAEL è la più elevata concentrazione o quantità di una sostanza, espressa in mg/kg di peso corporeo, derivante da studi sperimentali, preferibilmente a lungo termine, o osservazioni epidemiologiche, che non causa effetti tossici (avversi), alterazioni morfologiche o funzionali, modificazioni della crescita corporea, dello sviluppo e della durata della vita del soggetto sperimentale in studio.

2 ARfD è la stima della quantità di sostanza presente negli alimenti o nell’acqua potabile, espressa in milligrammi per chilogrammo di peso corporeo, che può essere ingerita nel corso di un breve periodo di tempo, generalmente durante un pasto o una giornata, senza apprezzabili rischi per la salute del consumatore, sulla base di tutte le informazioni disponibili al momento della valutazione.

3 DGA (Dose Giornaliera Ammissibile o ADI, Acceptable Daily Intake) è la dose, espressa in mg/kg di peso corporeo, che può essere assunta giornalmente da un individuo adulto del peso medio di 60 kg anche per tutto l’arco della vita senza rischio apprezzabile per la salute allo stato delle conoscenze attuali.

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