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Il Blog della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) è dedicato sia ai Soci della Società che ai cittadini tutti, indipendentemente dal grado di competenza nelle materie tecnico-scientifiche. In questo blog si ritroveranno informazioni aggiornate, indipendenti e certificate relative a stili di vita, alimentazione, ambiente, ed impatto sulla salute della popolazione delle sostanze a cui è esposta.

Tutti i contenuti pubblicati sono frutto della collaborazione dei membri del gruppo Comunicazione della SITOX con Esperti selezionati in base alla tematica da affrontare.

21 gennaio 2021 - Sostanze chimiche
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III Tossicologia, una scienza in evoluzione: gestione e comunicazione del rischio tossicologico

La prima fase dell’analisi del rischio, come abbiamo già visto nei post precedenti I e II, si occupa della valutazione del rischio (risk assessment) e getta le basi scientifiche sulle quali poggiano le altre due fasi, ossia la gestione e la comunicazione del rischio. Le tre componenti dell'analisi del rischio sono tra loro interconnesse e forniscono una metodologia sistematica per definire provvedimenti e interventi a tutela della salute, in modo efficace, equilibrato e mirato.

 

Gestione del rischio

La gestione del rischio (risk management) è il processo che comprende la pianificazione, l'attuazione e la valutazione di qualsiasi azione conseguentemente intrapresa per tutelare i consumatori, gli animali e l'ambiente. A differenza della valutazione del rischio che viene svolta da ricercatori (tossicologici, epidemiologi, medici, chimici, biologici ecc.), la gestione del rischio esula dal lavoro dello scienziato e rientra in quello del legislatore. Nell'Unione europea i gestori del rischio sono rappresentati dalla Commissione europea, dalle autorità degli Stati membri e dal Parlamento europeo. È loro la responsabilità di assumere decisioni o emanare leggi in materia sulla base dei pareri scientifici indipendenti forniti dai valutatori del rischio.

La distinzione dei ruoli di valutazione e di gestione del rischio rispecchia quella tra scienza e politica, dal momento che la valutazione scientifica indipendente costituisce la base di riferimento delle decisioni politiche. Ad esempio, in Europa l’ente deputato alla valutazione dei rischi associati alla catena alimentare è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ma il compito di definire misure legislative e di controllo è dell’amministratore pubblico e del politico, ossia del gestore del rischio quale è la Commissione Europea.

Quest’ultima non solo è impegnata nell’adozione e attuazione della legislazione UE in materia di sicurezza, ma al contempo formula strategie per una comunicazione del rischio chiara e trasparente con i consumatori e le altre parti interessate.

 

Comunicazione del rischio

La comunicazione del rischio (risk communication) è parte integrante e continua del processo di analisi del rischio, dalla valutazione alla gestione. La comunicazione del rischio è un processo interattivo di scambio di informazioni e pareri tra i diversi portatori di interesse (stakeholders) che prendono parte, in modo trasparente, alla discussione pubblica sui rischi per la salute e per l’ambiente.

Nella comunicazione del rischio uno degli aspetti più complessi e difficili è la percezione del rischio. Le esperienze personali fuorvianti, il fraintendimento della probabilità e la copertura mediatica parziale sono spesso causa di rischi sottovalutati o sopravvalutati. Benché il rischio effettivo sia oggettivo, il rischio percepito è per sua natura soggettivo. I comunicatori del rischio (i responsabili della valutazione e della gestione del rischio, la comunità accademica ecc.) devono adottare quindi provvedimenti opportuni e adeguati ad informare i cittadini su natura, gravità ed entità di eventuali rischi facendo una netta distinzione tra il rischio effettivo e quello percepito.

Riprendendo l’esempio del rischio tossicologico associato all’alimentazione, anche in questo caso i rischi reali non coincidono con quelli percepiti dal consumatore medio. Le evidenze scientifiche dimostrano che al primo posto dei rischi alimentari si trovano le deficienze nutrizionali seguite dalle intossicazioni di origine batterica, invece nell’opinione corrente troviamo al primo posto i residui di fitosanitari e gli additivi alimentari che sono regolati da leggi molto severe.

In questo contesto, attraverso una comunicazione del rischio chiara, trasparente e indipendente, è di fondamentale importanza:

  • contrastare le fake news e le loro fonti
  • tenere conto della percezione del rischio tra i diversi tipi di pubblico commisurando le informazioni alle loro esigenze
  • chiarire la differenza tra “pericolo” e “rischio”
  • aumentare la conoscenza, la comprensione e la fiducia nei metodi quantitativi e non solo qualitativi di valutazione del rischio.

Va sottolineato che, naturalmente, la comunicazione del rischio non dovrebbe essere vista come il tentativo di convincere le persone ad adottare il giudizio del comunicatore, ma come il tentativo di aiutare le persone a formulare giudizi più informati e consentire loro di fare scelte consapevoli a tutela della sicurezza individuale e collettiva.

 

https://www.who.int/foodsafety/risk-analysis/en/

https://www.efsa.europa.eu/it/publications

http://www.salute.gov.it/portale/rischioAlimentare

 

 

 

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