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Il Blog della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) è dedicato sia ai Soci della Società che ai cittadini tutti, indipendentemente dal grado di competenza nelle materie tecnico-scientifiche. In questo blog si ritroveranno informazioni aggiornate, indipendenti e certificate relative a stili di vita, alimentazione, ambiente, ed impatto sulla salute della popolazione delle sostanze a cui è esposta.

Tutti i contenuti pubblicati sono frutto della collaborazione dei membri del gruppo Comunicazione della SITOX con Esperti selezionati in base alla tematica da affrontare.

21 aprile 2026 - Ambiente e salute
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Ricina? Un veleno naturale tra i più potente al mondo

di Agnese Graziosi

La ricina è una proteina tossica estratta dai semi della pianta del ricino (“Ricinus communis”) ed è considerata uno dei veleni naturali più potenti al mondo. La sua importanza dal punto di vista della salute pubblica deriva non solo dalla sua estrema tossicità, ma anche dal fatto che può essere relativamente facile da ottenere dai semi di ricino, facilmente disponibili. 

Dal punto di vista molecolare la ricina è composta da due parti distinte, chiamate catena A e catena B, unite tra loro. Questa struttura a due componenti è fondamentale per la sua tossicità: la catena B, infatti, funziona come una "chiave" che si lega alla superficie delle cellule umane, permettendo alla tossina di entrare all'interno. La catena A, invece, una volta penetrata nella cellula viene liberata e inizia a danneggiare i ribosomi, strutture cellulari essenziali per la produzione delle proteine necessarie alla sopravvivenza della cellula. Il danno provocato dalla ricina è efficiente al punto tale che la singola molecola può distruggere circa 1.500 ribosomi al minuto con un blocco della produzione di proteine che porta rapidamente alla morte cellulare. Studi scientifici hanno dimostrato che la ricina non si limita a bloccare la produzione di proteine, ma innesca anche altri meccanismi di danno cellulare, inclusa infiammazione e stress ossidativo, rendendo i suoi effetti particolarmente devastanti. 

La tossicità della ricina varia enormemente a seconda di come entra nell'organismo. Quando viene iniettata direttamente nel sangue, la ricina è circa mille volte più tossica rispetto all'ingestione, poichè, quando ingerita, gran parte della tossina viene degradata dall'acidità dello stomaco o non viene completamente assorbita dall'intestino. Tuttavia, anche per via orale la ricina rimane estremamente pericolosa. Negli esseri umani, si stima che l'ingestione di circa 8 semi di ricino ben masticati possa essere letale, anche se sono stati documentati casi di morte con appena 2 semi. La differenza dipende da molti fattori, tra cui la dimensione dei semi, quanto vengono masticati, e le condizioni di salute della persona. Anche quando inalata la ricina è responsabile di tossicità. In questo caso la sua tossicità dipende dalla dimensione delle particelle che, se molto piccole (inferiori a 5 millesimi di millimetro), possono depositarsi profondamente nei polmoni, raggiungendo gli alveoli dove avviene lo scambio di ossigeno, e causarne danni molto gravi. 

Dopo l'ingestione di semi di ricino, la ricina tende a colpire i tessuti che si rinnovano rapidamente, in particolare il rivestimento interno dell'intestino. Questo spiega perché l'avvelenamento da semi di ricino si manifesta principalmente con sintomi gastrointestinali gravi. I primi sintomi compaiono generalmente entro 4-6 ore, anche se in alcuni casi possono manifestarsi fino a 10 ore dopo l’assunzione. Il quadro clinico inizia tipicamente con dolore addominale, nausea e vomito. Questi sintomi possono sembrare simili a una comune gastroenterite, ma l'evoluzione è spesso molto più rapida e grave. La diarrea diventa intensa portando a una perdita massiva di liquidi ed elettroliti, con una severa disidratazione che può rapidamente evolvere in un abbassamento pericoloso della pressione sanguigna e collasso cardiovascolare. 

Anche il fegato e i reni sono vulnerabili all’esposizione a ricina, con possibile sviluppo di insufficienza epatica e renale. 

Quando invece la ricina viene inalata, il quadro clinico è dominato da sintomi respiratori. Dopo un periodo di latenza di 20-24 ore, si sviluppa una progressiva difficoltà respiratoria con tosse, dolore al petto e febbre. Nei polmoni si verifica un danno grave con accumulo di liquido che compromette la respirazione. Questo può evolvere rapidamente verso l'insufficienza respiratoria acuta, simile a quella che si osserva nella sindrome da distress respiratorio acuto. Nel caso di iniezione diretta, i sintomi possono essere inizialmente aspecifici e simili a quelli di un'infezione grave del sangue: febbre, mal di testa, vertigini, nausea e abbassamento della pressione. Anche in questo caso, il decorso può essere estremamente rapido, con progressione verso l'insufficienza di più organi.

Il tempo è un fattore critico nell'avvelenamento da ricina. La morte, quando si verifica, avviene tipicamente tra 10 e 72 ore dopo l'esposizione, a causa del collasso del sistema circolatorio e dell'insufficienza progressiva di più organi. Tuttavia, la prognosi dipende fortemente dalla rapidità con cui viene iniziato il trattamento di supporto. Una delle caratteristiche più preoccupanti dell'avvelenamento da ricina è infatti l'assenza di un antidoto specifico. Il danno che la ricina causa ai ribosomi è irreversibile, e una volta che la tossina è penetrata nelle cellule, non esistono farmaci in grado di neutralizzarla o di riparare il danno causato. 

Questo fa sì che il trattamento dell'avvelenamento da ricina sia quindi esclusivamente di supporto. Gli obiettivi principali sono mantenere la funzione degli organi vitali attraverso una reidratazione aggressiva con liquidi per via endovenosa, l'uso di farmaci per sostenere la pressione sanguigna (se necessario), il ripristino dell'equilibrio dei sali minerali nel sangue e la decontaminazione dell'apparato digerente con carbone attivo. Un'analisi dei casi di avvelenamento da ricina documentati nella letteratura scientifica mondiale tra il 1980 e il 2020 ha riportato 50 casi ed ha mostrato risultati incoraggianti. La maggior parte delle intossicazioni erano accidentali e dei 6 decessi riportati 3 non avevano ricevuto trattamento precoce di supporto e gli altri 3 lo avevo ricevuto tardivamente, sottolineando l'importanza cruciale dell'intervento tempestivo.

Nonostante l'assenza di un antidoto disponibile, la ricerca scientifica sta lavorando attivamente allo sviluppo di nuove terapie contro l'avvelenamento da ricina. Diverse strategie sono in fase di studio, tra cui anticorpi specifici che potrebbero neutralizzare la tossina prima che penetri nelle cellule, farmaci che potrebbero bloccare il trasporto della ricina all'interno delle cellule, e vaccini che potrebbero fornire protezione preventiva.

Bisogna sottolineare che la maggior parte degli avvelenamenti da ricina sono accidentali, spesso coinvolgendo bambini che ingeriscono semi di ricino attratti dal loro aspetto colorato e lucido, quindi l'educazione del pubblico sui rischi associati alla pianta del ricino e ai suoi semi è fondamentale per la prevenzione.

È inoltre importante sottolineare che, mentre l'olio di ricino commerciale che si trova in farmacia è sicuro (perché il processo di produzione elimina completamente la tossina), i semi interi o masticati rappresentano un grave pericolo e in caso di sospetta esposizione alla ricina, per garantire un intervento tempestivo, si dovrebbe cercare immediatamente assistenza medica, anche in assenza di sintomi, e, se possibile, portare con sé i semi o il materiale sospetto in un contenitore chiuso può aiutare i medici nella diagnosi. 

La ricina rimane una delle sostanze più tossiche presenti in natura, ma con la giusta conoscenza, prevenzione e intervento medico rapido, molti avvelenamenti possono essere gestiti con successo. 

 

 

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