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2 dicembre 2019
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Omeopatia, la grande illusione: ecco come (non) funziona

L’omeopatia è una pratica di medicina non convenzionale fondata nel XIX secolo dal medico tedesco Samuel Hahnemann che ne ha dettato le basi e i principi nella sua opera più importante, l’Organon della guarigione razionale.

Il principio centrale su cui si basa l'omeopatia (dal greco hòmoios, “simile” e pàthos, “sofferenza”) è quello della similitudine: il simile cura il simile.

Il secondo principio fondamentale è basato sul processo di diluizione e “dinamizzazione”. Infatti, la caratteristica dei prodotti omeopatici è quella di utilizzare sostanze di origine minerale, chimica, vegetale e animale (definite ceppi omeopatici) altamente diluite e “dinamizzate”.

Essi sono preparati sotto forma di globuli sublinguali, gocce, creme, tinture madri o pillole e il loro utilizzo avviene per mezzo della “legge della similitudine”, in altre parole per curare un sintomo si utilizza una sostanza che ne provochi uno affine.

Hahnemann sperimentò su sé stesso questo principio a cominciare dall’estratto di corteccia di china che veniva usata per curare la malaria. Siccome assumendolo ebbe gli stessi sintomi della malaria, si convinse della validità dell’ormai noto principio: similia similibus curantur.

In realtà, l’estratto di corteccia di china è utile nella cura della malaria (tutt’oggi viene usato assieme ad altri farmaci), ma non perché induce gli stessi sintomi piuttosto perché contiene il chinino, un alcaloide che attacca il plasmodio della malaria. Ma per Hahnemann e per gli omeopati (antichi e moderni) le malattie si curano attraverso la somministrazione di sostanze che provocano nell’organismo sano sintomi simili a quelli della malattia.

Al fine di eliminare gli effetti tossici di queste sostanze (mercurio, arsenico, estratti di belladonna, edera velenosa ecc.) e mantenere solo gli effetti curativi, Hahnemann formulò la teoria (valida tutt’oggi per gli omeopati) della diluzione.

Secondo questo concetto più si diluisce il principio attivo, maggiore è la sua potenza. Infatti, nel linguaggio omeopatico le diluizioni sono dette “Potenze”. In genere si parla di diluizioni centesimali, dette hahnemanniane e sono indicate con CH.

La diluizione 1CH contiene una goccia di principio attivo in novantanove gocce d’acqua. Una goccia di questa soluzione diluita ulteriormente in altre 99 gocce di acqua produce una diluzione 2CH ottenendo così una soluzione composta da 99,99% d’acqua e 0,01% di sostanza attiva.

Normalmente però si arriva a diluizioni di 30CH e oltre. Per alcune sostanze, come il mercurio, si utilizzano soluzioni di 100 CH o addirittura di 200 CH.  

Applicando gli insegnamenti di Avogadro però, chimica alla mano, a partire da 12C non ci sarà più nemmeno una molecola del ceppo omeopatico di partenza, ma per gli omeopati, anche se una sostanza non esiste più a livello chimico, l’acqua (o in generale il solvente) nella quale è diluita “ricorda”, per una sorta di “memoria” le caratteristiche di quella sostanza.

Per attivare questa memoria è indispensabile agitare le soluzioni dopo ogni diluizione attraverso il processo della succussione (dal latino succussio -onis, “scuotere, agitare”).

Nel 1988 fu addirittura pubblicato (con riservo) sulla rivista scientifica Nature un articolo dell’immunologo francese Jacques Benveniste che apparentemente dimostrava che grazie alle “dinamizzazioni” (agitazioni) le diluizioni estreme di un antisiero conservavano la “memoria” di esso e producevano lo stesso effetto che l’antisiero ha in concentrazioni normali.

In realtà, quando l’esperimento di Benveniste fu ripetuto in presenza di una commissione si rivelò privo di validità scientifica e naturalmente la sua teoria fu smentita.

Negli anni seguenti non sono mancati i tentativi di dimostrare l’esistenza della “memoria dell’acqua”, ma tutti hanno dato invariabilmente la stessa risposta, che la memoria dell’acqua non esiste, così come non esiste alcuna prova scientifica che consenta di affermare che l’effetto prodotto da una qualsiasi sostanza biologicamente attiva aumenti con le diluizioni.  

Quest’ultime sono di solito talmente elevate da non avere più traccia del principio attivo di partenza. Tuttavia, in alcune diluzioni meno “estreme” possono essere rilevabili quantità infinitesimali di principio attivo, ma ancora una volta è importante tenere presente che la dose è l’elemento determinante la risposta biologica.


Bibliografia:

https://homeopathy-soh.org/homeopathy-explained/what-is-homeopathy/

https://www.aifa.gov.it/medicinali-omeopatici

https://www.nature.com/articles/334287a0.pdf

https://www.nature.com/articles/333816a0.pdf

https://www.nhs.uk/conditions/Homeopathy/

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