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16 maggio 2019
rifiuti-e-termovalo
⚠️ Rifiuti e termovalorizzatori: rischio o beneficio? ⚠️

Che siano semplici rifiuti urbani (#RSU), ossia quelli prodotti dalle famiglie, o rifiuti cosiddetti #speciali (provenienti da attività industriali e produttive), la loro gestione è senza dubbio uno dei più grandi problemi al giorno d’oggi.

Secondo la International Solid Waste Association (ISWA), in tutto il mondo, sono circa 2 #miliardi le persone che non hanno accesso alla raccolta regolare dei rifiuti e circa 3 miliardi non hanno accesso a servizi di smaltimento controllati. I costi di non gestione dei rifiuti per la società sono 5‐10 volte superiori ai costi della corretta gestione.

I rifiuti non esistono in natura poiché ciò che un qualsiasi organismo scarta diventa materia prima per qualcun altro (ciclo chiuso). Sono le attività umane che #trasformano materiali e prodotti, prima o poi, in rifiuti (ciclo aperto).

La Direttiva Quadro UE 2008/98/CE definisce #rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l'obbligo di disfarsi.

L’obiettivo delle normative europee è la riduzione delle quantità di rifiuti avviata allo smaltimento, rafforzando la #responsabilità del produttore e del detentore. Per fare ciò, gli Stati membri si avvalgono della piramide gerarchica di valutazione delle procedure di smaltimento dei rifiuti, che comprende una serie di strategie classificate dalla più alla meno favorita dal punto di vista ambientale e igienico-sanitario. L’ordine di priorità è il seguente:

✔️ la prevenzione della produzione dei rifiuti (produrre meno rifiuti scegliendo prodotti con pochi imballaggi, preferendo prodotti ricaricabili, evitando gli “usa e getta”);

✔️ la preparazione per il riutilizzo (utilizzare più volte un oggetto prima di gettarlo, usando contenitori con vuoto a rendere, ricariche e shoppers);

✔️ il riciclo (dare nuova vita ad un rifiuto trasformandolo in materiale utile facendo correttamente la raccolta differenziata di ogni rifiuto (plastica, vetro, carta e umido che viene usato in agricoltura);

✔️ il recupero di energia (dare valore anche ai rifiuti non riciclabili ricavandone energia elettrica e termica attraverso il trattamento di termovalorizzazione);

✔️ il conferimento in discarica per i rifiuti per cui non sia tecnicamente ed economicamente possibile una forma di riutilizzo o recupero.

Nella gestione dei rifiuti gli inceneritori sono impianti principalmente utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura (incenerimento). In alcune tipologie di impianti il #calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti viene recuperato e utilizzato per produrre #vapore, poi utilizzato per la produzione di #energia elettrica o come vettore di calore (ad esempio per il teleriscaldamento).

Questi impianti con tecnologie per il recupero vengono indicati col nome di "inceneritori di rifiuti con recupero energetico", più comunemente "inceneritori" o anche "termovalorizzatori". Nel 2018 il 12% delle abitazioni domestiche danesi è riscaldato col calore fornito da questi impianti costruiti solitamente all’interno delle città.

Sebbene non esista una soluzione unica e ottimale per la gestione dei rifiuti (le soluzioni devono essere personalizzate in base alle caratteristiche peculiari di ciascun territorio), dalla #piramide si evince che il recupero di energia dai rifiuti con i termovalorizzatori è preferibile rispetto al loro conferimento in discarica che deve rappresentare l'ultima opzione possibile.

Non è sempre chiaro a tutti che, per legge, la tecnica del trattamento termico dei rifiuti mediante incenerimento è autorizzata solo se accompagnata dal recupero energetico. Generando energia termica o elettrica si riducono le emissioni di #CO2 in quanto si compensa la necessità di energia da fonti #fossili.

La combustione ad alte temperature (incenerimento), inoltre, riduce il volume di rifiuti #solidi destinati alle discariche e di conseguenza la produzione di metano da quest’ultime e il rilascio di liquami nel sottosuolo che può contribuire alla #contaminazione delle #falde acquifere.

L’incenerimento dei rifiuti può portare, come per altri combustibili solidi, produzione di inquinanti che vengono divisi in tre categorie: gas, prodotti non-combustibili e microinquinanti organici.

Nei primi fanno parte gli ossidi del #carbonio (CO e CO2), gli ossidi dell’azoto (#NOX), gli ossidi dello zolfo (#SOX) e l’acido cloridrico (#HCl). Mentre nella seconda categoria si trovano i prodotti che residuano dalla combustione incompleta: principalmente silicati, ceneri, fuliggine e metalli.

Infine, nei microinquinanti organici fanno parte le policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani (#PCDD/F), gli idrocarburi policiclici aromatici (#IPA) e i policlorobifenili diossina-simili (#PCB).

Al fine di minimizzare le emissioni di sostanze inquinanti, tutti gli impianti di termovalorizzazione devono essere dotati di una sequenza di 3/5 sezioni di abbattimento dei gas, dei microinquinanti e dei prodotti non combustibili. Inoltre, i termovalorizzatori presentano #camini di emissione dei fumi alti almeno 70 m (alcuni arrivano ad altezze superiore ai 100 m), altezze dei camini efficaci, insieme alle condizioni meteo locali e la situazione orografica, a determinare i fenomeni di diluzione delle emissioni in atmosfera e i livelli di ricaduta degli inquinanti al suolo (immissioni).

Generalmente i valori di diluizione sono dell’ordine di 10.000-1.000.000 di volte determinando la potenziale esposizione della popolazione, la dose, estremamente bassa.

Grazie a una serie di aspetti di ottimizzazione dal punto di vista ambientale e igienico-sanitario quali la localizzazione idonea sul territorio, il controllo costante del processo di incenerimento e l’attenta sorveglianza ambientale, i 50 termovalorizzatori presenti in Italia consentono il rispetto delle normative di settore con ampio margine.

Bibliografia:

https://www.epa.gov/smm/energy-recovery-combustion-municipal-solid-waste-msw#Technology

http://old.iss.it/binary/aria/cont/2008_4_90.1232453785.pdf
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